LA CADUTA DEGLI DEI

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Lo riconosciamo, dopo un’annata simile… un titolo così fa un pò strano. Ma come? Non è bastato un quarto posto (terzo, al netto degli arbitraggi), non sono bastati 70 punti, 9 vittorie in trasferta, il secondo attacco del campionato, non è servito aver espresso il miglior gioco di tutta la serie A? E allora dopo tutto questo… quale caduta ci potrà mai essere? In teoria è tutto giusto. Nella stagione viola non ci sono colpevoli, solo protagonisti, solo grandi attori. In pratica vediamo come bastino pochi secondi perchè le cose cambino, perchè in un attimo si passi dalle stelle alle stalle. Perchè, ad esempio, David Pizarro si trasformi da idolo della “Fiesole” a riprovevole mercenario venduto al dio denaro. E Facundo Roncaglia? Da icona del rinascimento viola a mera plusvalenza relegata ai margini della panchina. Per non parlare di Luca Toni, sei mesi da fenomeno e sei mesi da figurina Panini. Fino a Stevan Jovetic… da “top-player” a vice-Ljajic. A proposito, c’è anche chi invece ha fatto il percorso contrario: Adem Ljajic…appunto. Ricordate cosa dicevamo prima di quel fatidico Fiorentina-Inter del 17 febbraio 2013? Ljajic soprammobile, Ljajic giocatore di calcetto, Ljajic che mangiava Nutella e giocava alla Play-Station. Insomma Ljajic che non avrebbe sfondato, al massimo andava bene per squadre come il Torino, come il Bologna, come la Sampdoria (prima dell’avvento di Delio Rossi… ovviamente). Oggi Ljajic è l’oggetto del desiderio di mezza serie A, di certo lo è di Andrea Della Valle che se lo coccola come e più di Jovetic.

PIZARRO, TU QUOQUE? Siamo sinceri, lo spunto per fare queste riflessioni ce lo ha dato proprio il “Pek”. Lungi da noi emettere sentenze, e poi che ci volete fare? Noi (un pochino…) crediamo ancora alla buona fede del cileno, alla delusione, alla frustrazione dovuta al sistema calcio Italia che affossa il merito ed esalta il potere. Però caro Pizarro, che vuol dire… “voglio giocare ancora ai massimi livelli”? Una squadra che ti mette accanto Aquilani, Borja Valero, Ljajic, Giuseppe Rossi, Jovetic... secondo te a che livello è? Oppure il livello è dato dal numero di zeri scritto sul bonifico? E poi, ti ricordi i pochi minuti giocati la scorsa stagione al Manchester City? Ricordi che eri ormai un ex giocatore, e che per questo devi ringraziare Firenze e la Fiorentina? Lo sappiamo, la riconoscenza non è di questo mondo, e tantomeno del mondo del calcio, ma c’è modo e modo… E allora, non prendiamoci in giro caro Pek: prendi un microfono, magari compra una pagina di giornale e urla: “Cari tifosi viola me ne vado. Perchè? Mi hanno offerto 5 milioni netti a stagione, voi che fareste?” Oppure ancora meglio… “Ragazzi, in Italia ci stanno prendendo in giro, vincono sempre gli stessi, è già tutto deciso. Io non ci sto più…” Ecco, queste erano le parole che avremmo voluto sentire, leggere. E invece anche tu, caro Pek, ti nascondi dietro un procuratore… Ecco perchè sei un “dio” che cade, e cade fragorosamente.

IN PRINCIPIO FU FACUNDO… A lui dobbiamo dire solo grazie. Con il suo ghigno, la sua grinta, la sua somiglianza con Passarella (per espressione, nazionalità…) Facundo ha riempito le prime giornate della stagione viola. Quando ancora non c’era nulla, quando Montella aveva gli uomini contati, quando nomi come Borja, Aquilani, Pizarro erano solo fantastiche invenzioni, Facundo popolava i social network con i suoi… “Quando Facundo…” Poi l’inizio del campionato, la Fiorentina che va, che difende, Prandelli (si dice) lo tiene d’occhio… Fino al 6 gennaio, con la tragicomica sconfitta casalinga col Pescara. Arriva l’errore sul raddoppio di Celik, ed il “dio Facundo” comincia a cadere. Montella non lo vede più, passa alla difesa a quattro (indigesta per l’argentino), ed il “dio Facundo” cade definitamente. Oggi Roncaglia è nella lista dei partenti, lo vuole lo Zenit, di certo non lo vuole più la Fiorentina. Solo pochi mesi fa… chi l’avrebbe mai detto?

TONI E JOVETIC, TEMPO SCADUTO - Poche parole per la coppia d’attacco del girone d’andata, caduta in disgrazia nel girone di ritorno. Per motivi diversi, entrambi erano gli eroi della nuova Fiorentina: il primo rivitalizzato dalla cura Montella, sembrava tornato ai fasti del 2006. Il secondo, 5 gol nelle prime 4 giornate, sembrava davvero il top-player pronosticato alla vigilia. E tutti ringraziavano Andrea Della Valle per averlo trattenuto, per averlo convinto del nuovo progetto Fiorentina. Poi, anche per loro, la caduta degli Dei: Luca si ferma al 3 febbraio, gol in Fiorentina-Parma, per poi riprendere il 12 maggio in Fiorentina-Torino. 4 mesi di digiuno, tanta panchina, l’immagine del giocatore finito che torna prepotente. Jovetic, invece, naufraga nelle sue incertezze, nelle sue paure, nelle sirene incantatrici degli altrui contratti, degli altrui ingaggi… e si perde senza mai ritrovarsi. Oggi Andrea gli ha dato il benservito, e noi accettiamo di buon grado. Per lui altro che caduta, un tonfo clamoroso. Per fortuna lo stesso Andrea ci ha rassicurato, ha promesso investimenti, ha promesso divertimento. Lui è davvero l’unico dio viola che deve restare in piedi, tutto il resto… è noia.

UN DELITTO PERFETTO

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Ad un certo punto ci avevamo creduto, dall’alto della nostra purezza, della nostra ingenuità. E  questa, se ci pensate bene, è la cosa che fa più male. Aver una volta di più dato fiducia ad un sistema che, evidentemente, non la merita. Un delitto perfetto, insomma, perpetrato ai danni dello sport, dell’anima di De Coubertain, capace di uccidere sogni, illusioni, speranze di chi fin da bambino ha deciso di soffrire dietro un pallone. Fateci caso: il Milan in evidente affanno che perde a Siena, al quale servono due gol per agguantare la Champions, e con lei i fatidici 30 milioni di euro. Mancano ormai solo 8 minuti alla fine, e a Pescara c’è una squadra, la Fiorentina, che “maramaldeggia” per 5-1 dimostrando di essere superiore al Milan, di meritare più di ogni altro l’Europa che conta. A questo punto c’è un solo modo per recuperare: un rigore generoso, la rete del pareggio e l’assedio finale. Fino al gol qualificazione che, vivaddio, sembra regolare. C’è tutto.. disperazione, speranza, il colpo inferto a tradimento…quando nessuno (o forse chiunque sappia come va il mondo…) se l’aspettava. Quando per la vittima non è più possibile recuperare. E attenzione, il problema non è il rigore stasera di Balotelli, sono mesi di episodi dubbi che vanno maledettamente in un’unica direzione. Che viaggiano sul binario rossonero. E dire che ad un certo punto… ci avevamo creduto

UNA STAGIONE DA RECORD - Ci fermiamo quà perchè abbiamo di meglio da fare, abbiamo di meglio da scrivere. Innanzitutto la nona vittoria esterna della stagione, record assoluto per la storia viola. Per esempio gli 11 gol di Ljajic, il primo gol di Mati Fernandez, il canto del cigno di Jovetic… Oppure l’ennesima grande prova di Borja Valero, l’ennesimo assist di Cuadrado, l’esordio di Wolski… E poi il ritorno di Giuseppe Rossi, ideale testimone tra la Fiorentina di oggi e quella di domani, una Fiorentina che lotterà per lo scudetto… se glielo permetteranno. Su tutti, però, mettiamo Vincenzo Montella, con quel sorriso amaro a chiosare la notizia del rigore malandrino, con quell’innata signorilità portata avanti (nonostante gli eventi) per tutta la stagione. Infine due parole su Andrea Della Valle. Lo scrivemmo già dopo il pareggio di Chievo dell’ottobre scorso: “Ma Andrea avrà la forza di andare avanti? Non c’è il rischio che si stanchi e dica… Bene, continuate voi perchè io non ce la faccio più”. Questa, almeno, sarebbe la nostra reazione, Speriamo, invece, che almeno lui sfugga al “delitto perfetto” e resista, con lo stesso entusiasmo, con la stessa fiducia. Caro Andrea, fallo per i tifosi che quest’anno sono tornati in massa all’Artemio Franchi, fallo per i bambini che hanno bisogno di esempi positivi, fallo per chi ancora ci crede, per chi non vuol mollare. Fallo per Firenze che ormai ti ha adottato e ti vuol bene. Come tu ne vuoi a noi.

P.S. Mentre scriviamo assistiamo all’ironia televisiva di Adriano Galliani, al suo volto gaudente, alla sua soddisfazione. E allora ci vengono in mente le sue parole pronunciate qualche mese fa: “Questo è un campionato falsato”, riferito al Cagliari, alla querelle sull’Is Arenas, ai presunti svantaggi ai danni del “suo” Milan. Campionato falsato caro Galliani? Nostro malgrado ci tocca darle ragione, e questa (forse) è l’ennesima fregatura…

SE BEPPE IACHINI GIOCASSE ANCORA…

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Dieci minuti, forse un quarto d’ora… se Beppe potesse li giocherebbe ancora. Magari chissà, proprio domenica contro il Milan, e dare così ascolto al suo vecchio cuore viola. E poi ne siamo certi, a 49 anni appena compiuti sarebbe ancora in grado di mordere le caviglie, di mangiare l’erba. Insomma, difendere uno 0-0 che sarebbe benedetto. Eh già, perchè al tempo si diceva che Beppe Iachini stesse più per terra (dove l’erba ti struscia in faccia) che in piedi, si buttasse tra le gambe degli avversari una ventina di volte a partita, per poi rialzarsi e rincorrere il pallone come niente fosse. Che funzionasse meglio lui di una falciatrice, che fosse il primo a immolarsi (specie sui calci di punizione) e l’ultimo ad arrendersi. Questo era Beppe Iachini, uno che non aveva paura di niente e di nessuno. Oggi il piccolo centrocampista marchigiano fa l’allenatore, dal dicembre 2012 siede sulla panchina del Siena, e tre giorni fa ha messo paura al Napoli di Mazzarri. E allora perchè non fare altrettanto col Milan? E’ ciò che sperano i tifosi viola, gente che non dimentica, che sa essere grata a chi ha dato l’anima per la Fiorentina. Proprio come ha sempre fatto Beppe Iachini. Del resto Beppe a Firenze è ancora un esempio, un termine di paragone. Vi è mai capitato di sentir dire… “Quello? Sarà anche bravo ma non si impegna. Ricordate Beppe Iachini? Come giocatore era quello che era, ma in campo sputava sangue per la maglia viola”. Esattamente come dovrebbe fare il Siena domenica prossima, una squadra ormai retrocessa contro la corazzata rossonera, protetta dal palazzo, dalla Lega, dai poteri forti. Una sorta di Davide (Iachini) contro Golia (Galliani). E se proprio dovesse mettersi male, il quarto uomo alza il cartellone e ordina il cambio: al 75′ entra Giuseppe Iachini. Un paio di tackle, qualche scivolata qua e là, e la Fiorentina va in Champions League. Facile no?

L’ESEMPIO DI CLAUDIO MERLO - Non sarebbe la prima volta che qualcuno lavora sottotraccia per la Fiorentina. Certo, con tempi e modi diversi, ma la storia che ci siamo inventati per Beppe Iachini ci riporta a quella di Claudio Merlo. Era il 1978, la Fiorentina di Chiappella lottava per non retrocedere, e tutto passava dal risultato di Inter-Foggia. Se i pugliesi perdevano, la Fiorentina era salva. Claudio Merlo, ex-viola e mezzala del secondo scudetto (1969), allora militava nell’Inter e disputava la sua ultima partita con i nerazzurri. Si dice (anzi, sostiene lo stesso Claudio, non sappiamo quanto ci sia di romanzato…) che nell’intervallo, sul risultato di 1-1, proprio Merlo avesse spronato i compagni a mettercela tutta per aiutare la Fiorentina. Claudio “in primis” dette l’esempio ed alla fine risulterà il migliore in campo. Ricordiamo ancora l’accaduto: manca un quarto d’ora alla fine, la Fiorentina è praticamente in serie B quando tale Alessandro Scanziani realizza il gol del 2-1 per l’Inter … salvando di fatto i viola. Ci piace credere che i buoni uffici del buon Claudio servirono a compiere il miracolo, più o meno come servirebbe domenica per Siena-Milan. Una cosa è certa: Beppe farebbe carte false per aiutare la Fiorentina, l’augurio è che i suoi giocatori lo seguano e facciano altrettanto. Altrimenti, caro Beppe, non ti resta che scendere in campo e seguire l’esempio di Merlo…

ANDREA DELLA VALLE, COME SI CAMBIA…

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E’ passato un anno, ma sembra un secolo. Frase fatta, quasi fastidiosa nella sua banalità, ma la realtà è questa e non si può negare. Il 13 maggio 2012 si giocava Fiorentina-Cagliari per l’ultima giornata di campionato, e allo stadio c’erano 8.000 spettatori. Pioveva anche quel giorno (più lacrime che gocce di pioggia), e le tribune del Franchi sembravano soffrire di allopecia. I viola galleggiavano al 13° posto con 45 punti, ma niente paura… la salvezza era ormai acquisita grazie alla vittoria di Lecce. Magra consolazione, non c’è dubbio. In tribuna autorità un uomo solo, abbandonato, come Andrea della Valle. In curva Fiesole uno striscione che “rifiutava” Claudio Ranieri (si diceva, si vociferava…) allenatore. In più una contestazione strisciante, con cori ed offese sparse che costrinsero il “patron” ad alzarsi ed andarsene. Era il 15′ e molti pensarono che la storia dei Della Valle a Firenze fosse finita lì. E invece… Se un anno fa Andrea se ne andò dopo pochi minuti, ieri non sarebbe più andato via, felice come un bambino mentre brandiva verso la “Fiesole” (la nemica Fiesole di dodici mesi prima) la maglia storica bianca e rossa con su scritto: “Siamo tornati”. Riferito all’Europa, riferito a tutto il mondo del calcio. Ed il pareggio tra Milan e Roma ci dice che il bello potrebbe ancora venire. Del resto basta fare due conti: un anno fa la Fiorentina era al 13° posto, oggi al 4°. Un anno fa la classifica recitava 45 punti in 37 partite (media 1,21), oggi 67 su 37 (media 1,81). Un anno fa 8.000 spettatori per l’ultima partita casalinga, oggi più di 30.000: una differenza di 22.000 unita riacquistate in dodici mesi. E poi un Andrea Della Valle diverso, trasformato, che cambia pelle, espressione, che si lancia verso i propri tifosi ricevendo baci e carezze. Addirittura si è sentito un coro “ad personam”, forse il primo in undici anni di carriera. Ah dimenticavo, Andrea cambia anche le camicie, un pò per la pioggia, un pò per la tensione… vedi Udinese alla prima giornata. Insomma un Andrea Della Valle che cambia, e come cantava Fiorella Mannoia… lo fa per quattro precisi motivi:

COME SI CAMBIA… PER NON MORIRE - Indubbiamente continuare come la stagione scorsa voleva dire far morire il calcio a Firenze. E faceva strano che, proprio la persona (insieme al fratello Diego) che aveva contribuito a farlo rinascere, uccidesse un sentimento cosi nobile, così fiorentino. Quegli 8.000 sparuti presenti di Fiorentina-Cagliari erano una sorta di elettroencefalogramma piatto, i 30.000 di Fiorentina-Palermo sono una scossa adrenalinica, un defibrillatore che rianima il cuore pulsante di una città.

COME SI CAMBIA… PER AMORE - I Della Valle (sopratutto Diego) sono stati spesso accusati di freddezza, di eccessiva distanza dal sentimento popolare. Gli allenamenti chiusi al pubblico, il rifiuto endemico verso gli ex, la cortina fumogena eretta sui calciatori, irraggiungibili per media e tifosi. Il disgelo è cominciato all’inizio di questa stagione, fino dal ritiro di Moena per Andrea ci fu un vero e proprio bagno di folla, con la gente in fila per chiedere un autografo. E Andrea ci stava, come un gatto che si rotola al sole, dispensando sorrisi e strette di mano. Il resto lo ha fatto la campagna acquisti e quella prima partita di campionato contro l’Udinese. Lo abbiamo già detto, Andrea ha cambiato camicia, atteggiamento, passione… in una parola si è innamorato della Fiorentina. Ed oggi raccoglie i risultati.

COME SI CAMBIA… PER NON SOFFRIRE - Del resto che gusto c’era a soffrire in quel modo? A quel punto meglio lasciare, meglio passare la mano. E (non ce ne voglia Andrea) crediamo che l’idea sia balenata più volte dalle parti di Casette d’Ete. Poi il cambio, il mandato a Pradè e Macia di comprare, di investire: in pochi giorni sono arrivati Cuadrado, Gonzalo, Borja Valero, Roncaglia, Pizarro, Aquilani, Savic… e poi Luca Toni. Quest’ultimo su precisa volontà di Andrea. Beh, la conclusione è fin troppo scontata: sostituite questi nomi a quelli di De Silvestri, Gamberini, Natali, Lazzari, Munari, Montolivo (intendiamo il Montolivo di Firenze), Amauri… e vedrete che si soffre molto meno.

COME SI CAMBIA… PER RICOMINCIARE - Non c’è dubbio che il “programma” (attenzione, non più progetto…) Fiorentina sia ripartito. Via Corvino, dentro Pradè e Macià, in panchina un allenatore giovane e motivato come Montella, uno staff tecnico di 10 persone, 18 nuovi giocatori. Il tutto “bagnato” da 22.000 tifosi che tornano allo stadio. Ripetiamo: maggio 2012: 8.000 spettatori. Maggio 2013: 30.000 spettatori. E poi Andrea Della Valle che parla di estate calda, di mercato, di nuovi investimenti, e poi il progetto (stavolta la parola è giusta) Cittadella, mini-cittadella, area Mercafir… chiamatela come volete. L’importante è che Andrea sia cambiato, che la Fiorentina sia cambiata, che Firenze abbia cambiato idea sulla Fiorentina. E sopratutto… che sia ricominciato l’amore per i colori viola.

DA PISA A PALERMO, PASSANDO PER PIACENZA. 500 DI QUESTI GIORNI…

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Era il 21 agosto 2002, con la ferita ancora aperta. Ci presentammo in 25.000 all’Artemio Franchi e venimmo accolti da un cimitero di lumini con la scritta: ”ACF Fiorentina, riposa in pace”. Chi giocava? Il Pisa ed una squadra (mi sembra si chiamasse Florentia Viola) nata appena 19 giorni prima. Sarebbe troppo facile adesso ironizzare sullo status attuale dei tifosi nerazzurri, ricordiamo invece un’ipotesi affascinante di squadra, una maglia che non ci rappresentava (bianca, con pochissimo viola), un nome che non ci piaceva, undici ragazzini in campo guidati dal “vecchio” Angelo Di Livio. Però contava lo spirito, l’idea, ed a quella ci eravamo già affezionati. Nasce così la storia dei Della Valle a Firenze, rinasce così la storia del calcio a Firenze, esattamente 500 partite fa. Da allora 221 vittorie, 139 pareggi, 129 sconfitte, una promozione in serie C (poi trasformata in serie B), una in serie A, quattro qualificazioni all’Europa che conta (due reali, due virtuali), una semifinale in coppa Uefa, un ottavo di finale in Champions League. Solo piazzamenti, nemmeno un trofeo… ma di questo parleremo dopo. Da Pisa a Palermo insomma, 11 anni caratterizzati da grandi personaggi (Corvino, Prandelli, Mutu, Frey, Gilardino) da immense bufale (Bolatti, Castillo, Keirrison, il “Tanque” Silva) da infinite speranze. E finchè resistono quelle, ci sarà sempre un domani…

CORSI E RICORSI STORICI - Qualcuno si chiederà cosa c’entra Piacenza. E’ presto detto: oggi sono 17 anni da quel 12 maggio 1996, quando la Fiorentina di Ranieri battè il Piacenza con un gol di Piacentini al 21′. Le cronache recitano autorete di Corini, ma a noi piace premiare la volontà, il sacrificio di uno che la vita da mediano l’ha vissuta davvero, correndo, lavorando più di Oriali, senza per questo esser mai ricordato. Era la Fiorentina di Batistuta, Baiano, Rui Costa, che grazie a quella vittoria all’ultima giornata si classificò terza a pari merito con la Lazio conquistando l’accesso alla coppa Uefa. Al tempo era davvero un’altra domenica: in Champions League andavano le prime due, le seguenti quattro accedevano alla coppa uefa, la vincente della coppa Italia veniva dirottata in coppa delle coppe. E quell’anno la Fiorentina non si fece mancare niente: sei giorni dopo, il 18 maggio, i viola sbancavano Bergamo con due gol di Amoruso e Batistuta, vincevano il quinto trofeo nazionale della storia gigliata, e venivano accolti da 30.000 tifosi all’Artemio Franchi. Erano le 3 di notte, ed eravamo tutti lì. Fino al 26 agosto 1996, la notte dell’Irina te amo, la notte della supercoppa italiana, un’altra serata vincente per i colori viola. E torniamo alle 500 partite della gestione Della Valle. Tanti piazzamenti, anni meravigliosi con Prandelli, uno altrettanto bello ed i prossimi che promettono con Montella. Ahimè, nessun titolo, nessuna coppa. Nemmeno una misera coppa Italia. Per questo abbiamo ricordato Piacenza, perchè dopo quella qualificazione arrivarono due grandi trofei. I Della Valle (ne siamo certi) stanno lavorando per questo, intanto auguri… e 500 di questi giorni.

Il “MISTERO BUFFO” DI STEVAN JOVETIC…

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Che peccato. Stevan Jovetic lascia la Fiorentina senza che nessuno abbia capito che giocatore sia. E forse, quel che è peggio, non lo ha capito neanche lui. Fuoriclasse o mezza calzetta, campione o solo buon giocatore, prima o seconda punta? Escludiamo il neologismo “top-player” perchè ci prenderemmo solo in giro. Del resto lo ha ammesso lo stesso Montella: “Stevan sembra smarrito perchè sta giocando in un ruolo al quale si deve abituare”. Ok, ma qual’è questo ruolo? E qual’è il ruolo migliore per Jovetic? E sopratutto: che giocatore è Stevan Jovetic? Qualcuno può dire: che ti importa? Tanto a giugno va via. E come diceva il Ciuffi… “medaglina e andare!” Premessa doverosa: Jovetic ha ancora due partite per smentirci, per mostrarci le proprie qualità, per dire… “mi hanno pagato 30 milioni, io me ne vado a vincere il ‘pallone d’oro’. Voi godetevi il 4° posto, se vi accontentate”. Vedremo… Noi crediamo che per Jo-Jo il tempo sia scaduto e gli raccomandiamo di darsi una mossa, perchè da altre parti non sono pazienti come a Firenze.

JOVETIC, CHI ERA COSTUI? Torniamo alla domanda originale: che giocatore è Stevan Jovetic? Arriva a Firenze il 31 maggio 2008, dal Partizan di Belgrado, pagato 8 milioni di euro da Pantaleo Corvino. In patria gioca da esterno sinistro, ha già esordito in nazionale, è capitano della propria squadra di club. Prandelli lo schiera seconda punta, a volte al posto di Mutu, spesso insieme a Gilardino. E proprio insieme al Gila fa le cose migliori: il 29 settembre stende il Liverpool con una doppietta (quella volta in tandem con il “fenomeno”), il 9 marzo 2010 si ripete contro il Bayern di Monaco. Sempre in Europa, sempre in Champions League, per lui quasi un attestato di pedegree. Poi il terribile infortunio del 3 agosto 2010, ed il copione viene stravolto. Jo-Jo perde completamente la stagione, rientra a settembre 2011 ma trova una Fiorentina alla deriva che di certo non lo aiuta. Mihajlovic lo vorrebbe prima punta, ma la confusione tattica regna sovrana: rifinitore, punta d’appoggio, esterno d’attacco, centravanti… Ancora oggi Stevan Jovetic non ha fissa dimora. Prendete la partita di Siena: il montenegrino parte prima punta assistito da Larrondo, e sfiora il gol dopo 40 secondi. Poi, quasi guidato da un forza soprannaturale, si allontana dall’area, si perde per il campo alla caccia di palloni improbabili, si estranea dalla partita. Come gli capita quasi sempre. Nel mezzo alle elucubrazioni tattiche, la querelle del contratto che aggiunge confusione a confusione. E poi la soglia del dolore, il “tiki-taka” di Montella che lo rende avulso alla manovra, i compagni che lo stimano… ma non troppo. Toni, infatti, lo sprona ad essere più altruista, Gonzalo gli “ruba” il rigore a Palermo, Ljajic azzecca due mesi da campione che ne oscura l’immagine. E sullo sfondo Fali Ramadani, il procuratore mangiafuoco che lo muove come un burattino senza fili. Ci perdonerete se abbiamo messo tutto insieme, ma (nonostante le apparenze) in 5 anni di Fiorentina Jovetic di cose ne ha fatte. Non tutte positive, non tutte da aspirante top-player. E qui il mistero si infittisce: Jo-Jo è o non è un top-player? C’è ancora qualche società disposta a pagarlo 30 milioni? Le sue recenti prestazioni hanno la testa altrove, sono giocate scientemente al risparmio, oppure Jovetic è stato drammaticamente sopravvalutato? Ovvero: Jovetic è in realtà uno dei tanti ed in questa Fiorentina soffre psicologicamente la detronizzazione? Nel prossimo paragrafo daremo delle risposte. A proposito, perchè “mistero buffo?” Perchè la crisi di Jovetic è uno dei misteri del calcio che, mutuando la famosa opera di Dario Fo, merita di essere analizzata ed anche sdrammatizzata. Buffo perchè, vivaddio, si parla di calcio ed in un momento come questo volete che ci mettiamo a parlare di calcio seriamente? Andiamo avanti…

FIGLIO DEL SUO TEMPO - Qualche numero per gradire: Jovetic ha sinora disputato 28 partite in stagione realizzando 12 gol. Non va in rete dal 10 marzo 2013, gol dell’1-0 contro la Lazio. 20 giorni prima altra doppietta, contro l’Inter, quando il ragazzo sembrava “mentalizzato” nel progetto Fiorentina. Poi… il buio: Stevan è a digiuno da 495 minuti, da 9 partite consecutive (ne ha saltate due per infortunio), da tempo immemore non sorride, anzi sbuffa. Non aggiunge niente, toglie estro ed imprevedibilità al gioco viola. Lui, che doveva essere il valore aggiunto. Risultato? Noi crediamo che Stevan Jovetic sia un buon giocatore e niente più. Forse buonissimo al massimo della forma, ma non un campione. Crediamo che sia un prodotto di questo calcio, in più direzioni: giocatore valido tecnicamente, che però nel calcio degli anni ’80-’90 (per intendersi ai tempi di Zico, Baggio, Maradona, e poi di Zidane e Ronaldo) avrebbe fatto al massimo panchina. Oggi, dove la tecnica cede il passo alla fisicità, Jo-Jo può dire la sua (sempre che non si faccia male prima). Jovetic, infine, è un prodotto del calcio di oggi perchè totalmente dipendente dal suo procuratore. Lo dimostrano le sue dichiarazioni, o ancor meglio… le sue “non” dichiarazioni. Detto questo, uno come Stevan Jovetic (sempre se motivato e convinto) in questa Fiorentina ci starebbe benissimo. Allo stesso tempo Pradè e Macia, per questa Fiorentina, possono trovare di più e di meglio. Un nome? Giuseppe Rossi. Ai posteri…

DA OVREBO A MAZZOLENI, LA TOP-TEN DEGLI ORRORI ARBITRALI CONTRO LA FIORENTINA

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Da Ovrebo a Mazzoleni, passando per Rosetti, Cesari, Tagliavento e Mazzoleni. E poi Soriano Aladren, Dondarini, Mattei-Pieri (loro sono una cosa sola), Lo Bello, Horn, Jonni di Macerata… Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. Tra di loro storie e tempi diversi, con un unico comun denominatore: sono tutti arbitri, e tutti hanno condizionato (in negativo) la storia della Fiorentina. Qualcuno ha fatto perdere uno scudetto, qualcun altro ha influito sulle coppe europee. Altri ancora si sono resi protagonisti “una tantum”, ma lo hanno fatto talmente bene che sono rimasti stampati nella memoria. La morale di tutto questo? Che la Fiorentina in quasi 88 anni di storia ha vinto appena due scudetti, è arrivata sei volte seconda, è retrocessa tre volte, è fallita, risorta, ed oggi si vede portar via la qualificazione in Champions League. Udite, udite, non perchè battuta, superata dall’avversario, bensì a causa di arbitraggi chirurgici, scientifici. Per questo abbiamo deciso, all’indomani della performance di Mazzoleni, di stilare una top-ten degli “orrori” arbitrali perpetrati alla Fiorentina. E sicuramente ci è sfuggito qualcosa…

1) AND THE WINNER IS… TOM OVREBO - Per il panciuto norvegese è stato un plebiscito. Il 17 febbraio 2010, lui ed il guardalinee Nebben, compirono il delitto perfetto: un gol di Klose (allora al Bayern) in fuorigioco chilometrico, promossero di fatto i tedeschi ai quarti di Champions League, sancirono la fine dell’era Prandelli. Meglio di così…

2) ROBERTO ROSETTI - Con Ovrebo si è risolto al fotofinish, anche perchè il fischietto di Torino è in gara con ben due proposte: il celeberrimo fallo di mano di Zauri in Lazio-Fiorentina del 22 maggio 2005, ed il rigore (solare, anche se si giocava in notturna) non fischiato a Montolivo in un Fiorentina-Milan del 10 aprile 2011. Da lì l’azione che porterà al gol decisivo di Pato (2-1 il finale per i rossoneri) a quattro minuti dalla fine. Suo malgrado Rosetti è stato tirato in ballo di recente anche dal portiere australiano Kalac per lo spareggio Fiorentina-Perugia del 20 giugno 2004. Su di lui l’accusa di aver favorito la Fiorentina, propiziandone la promozione in serie A. Che sfortuna, una volta che aveva “parteggiato” per i viola…

3) MATTEI (di Macerata) - PIERI (di Genova) - La strana coppia che il 16 maggio 1982 consegnò il 20esimo scudetto alla Juventus. Breve cronaca: Mattei annulla un gol regolare di Graziani in Cagliari-Fiorentina, Pieri non concede un evidente rigore al Catanzaro (che giocava contro la Juventus) per fallo di Brio su Borghi. Risultato finale: Juventus 46, Fiorentina 45, con i viola che perdono lo scudetto ad un quarto d’ora dalla fine.

4) SORIANO ALADREN - Ancora un protagonista in campo europeo, stavolta in coppa Uefa. Lo spagnolo dal nome evocativo arbitra la finale di andata tra Juventus e Fiorentina. Al 61′, sul risultato di 1-1, il ribattezzato Soriano “ALADRON” non vede una spinta di Casiraghi su Pin con lo juventino che realizza il gol del 2-1. Bagarre in campo, col centrale viola che accusa apertamente gli juventini di ladri, ma la coppa Uefa (dopo la beffarda finale di ritorno ad Avellino) finisce alla Juventus.

5) GRAZIANO CESARI - L’arbitro di Genova si ricopre di vanagloria e di ridicolo il 21 settembre 1997, quando non espelle il nigeriano Taribo West per un fallo criminale su Andrej Kanchelskis. L’ucraino, falciato violentemente dal colored dell’Inter, rotola esanime sul guardalinee che si limita ad alzare la bandierina. Cesari abbozza ed ammonisce (appena!) West, mentre il viola esce dal campo in barella. Alla fine Inter-Fiorentina terminerà 3-2. Anche Cesari (come Rosetti) è in gara con due proposte: la seconda è datata 20 dicembre 1998, quando in un Perugia-Fiorentina decreta un rigore al 94′ a favore degli umbri. Calcia Nakata ed è il 2-2 finale. Senza quel rigore, totalmente inventato per fallo di mano di Amor, la Fiorentina avrebbe chiuso l’anno solare con quattro punti di vantaggio sulla Lazio mettendo una seria ipoteca sullo scudetto 98-99.

6) PAOLO DONDARINI A lui si deve il titolo della nostra rubrica, per lui sono sufficienti due numeri: 8′ e 10′ del primo tempo, i minuti nei quali il prode arbitro di Bologna espulse due giocatori della Fiorentina. Due nomi di calciatori: Valeri Bojinov e Daniele Delli Carri, cacciati da Dondarini per timide proteste e falli veniali. Un nome di allenatore, Dino Zoff: a lui si deve l’espressione: “stasera ho avuto cattivi pensieri”. Alla fine Sampdoria-Fiorentina finisce 3-0, con i viola che sprofondano in classifica all’alba di calciopoli. Anche così un arbitro può entrare nella storia.

7) PAOLO SILVIO MAZZOLENI - E’ l’ultimo in ordine di tempo, il primo che ci ha dato lo spunto per queste riflessioni. Grazie di esistere.

8) PAOLO TAGLIAVENTO Un pò di apprendistato col gol annullato a Muntari in Milan-Juventus del 25 febbraio 2012, la sublimazione con l’espulsione (ridicola, tragicomica, volontaria?) di Tomovic in Fiorentina-Milan del 7 aprile 2013. Volete la riprova? I due rigori concessi alla Fiorentina nel secondo tempo, ed il rigore non visto per fallo di mano di Roncaglia… Coscienza sporca.

9) HEYNEMANN e KRUGG - Un’altra coppia, e del resto ve lo avevamo detto… gli arbitri colpevoli sono talmente tanti che dobbiamo accorpare. Entrambi tedeschi, il primo è l’arbitro che a Barcellona, in coppa delle coppe, fischiò la fine della partita con Robbiati in fuga solitaria praticamente davanti al portiere blaugrana (10 aprile 1997). Il secondo annullò un gol regolare a Rui Costa (al 90′!) per fantomatico fuorigioco di Batistuta in un Valencia-Fiorentina di Coppa Campioni. Era il 7 marzo 2000, la Fiorentina di Trapattoni era sotto 1-0 ed il gol del portoghese avrebbe proiettato i viola ai quarti di finale.

10) LEO HORN - Questo nome non dirà granchè a molti dei nostri lettori. Sappiate, allora, che questo signore olandese fischiò contro la Fiorentina di Bernardini un rigore inesistente in una finale di coppa dei campioni. Era il 30 maggio 1957, si giocava Real-Fiorentina a Madrid, e Gento (formidabile attaccante delle “merengues”) fu atterrato da Magnini abbondantemente fuori area. Ahimè al tempo il Real Madrid era una potenza, il prode Horn decretò il rigore e la piccola Fiorentina fu sconfitta per 2-0 (raddoppiò poco dopo Di Stefano). Ci perdonerete, abbiamo ceduto all’attualità premiando altri episodi. Ma per gravità ed importanza, nella storia viola, questo è probabilmente il sopruso arbitrale più grave ed eclatante. Messaggio per i più giovani: così è sempre stato, e sempre sarà…

CONCLUSIONE - Lo abbiamo detto, ce ne sarebbero altri cento: citiamo Jonni di Macerata che il 3 giugno 1956, con un arbitraggio scellerato, causò l’unica sconfitta (a Genova, all’ultima giornata) della fantastica Fiorentina del primo scudetto. Che dire di Concetto Lo Bello di Siracusa che il 12 ottobre 1969 per poco non provocò un’invasione di campo annullando un gol regolare di Chiarugi al 90′ in un decisivo Fiorentina-Cagliari? E Cardona, Sguizzato e Trantalange che nell’annus horribilis ’92-’93 stangarono la Fiorentina di Agroppi con decisioni deliranti, provocandone la retrocessione in serie B? E pensare che in quella squadra c’erano Batistuta, Baiano, Laudrup, Orlando, Effenberg… Andiamo avanti? Casarin, Rizzoli, Brighi… Fermiamoci quà.

P.S – Ultima annotazione. Forse non tutti sanno che, la Fiorentina detiene il record storico di partite senza rigori a favore: ben 52! Tale cifra va dal 17 febbraio 1991 (rigore di Massimo Orlando in Atalanta-Fiorentina 2-1) al 18 ottobre 1992 (rigore di Baiano in Pescara-Fiorentina 0-2). Nel mezzo un intero campionato senza penalties (’91-’92) nonostante la Fiorentina avesse come attaccanti (giova ricordarlo ancora una volta) Baiano, Batistuta, Orlando, Branca, Borgonovo, Maiellaro… Non era facile, eppure gli arbitri italiani sono riusciti anche in questo. Complimenti!

UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA…

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Peggio di così non poteva andare. In due giorni la Fiorentina vede crollare sogni e speranze cullate in nove mesi di splendida gestazione sportiva: sconfitta con la Roma in casa, il Milan che batte il Torino e sale a +4, in ottica Europa League vincono Udinese e Lazio. In più la Juventus vince il suo 29° scudetto, ed anche questa non è una bella notizia. Unica nota lieta, l’Inter che frana a Napoli… ma è una magra consolazione. Insomma, altro che weekend di paura: lo definiremmo di passione, di sofferenza pura, quasi una resa dei conti se non fosse che la squadra di Montella ha ben poche colpe. Anzi…

UNA DIFESA… INDIFESA - Andiamo con ordine. La sconfitta interna con i giallorossi ha due padri ben distinti: l’arbitro e la sfortuna. Più la consueta distrazione difensiva (forse l’unica colpa ascrivibile all’undici di Montella) che porta la retroguardia viola ad essere la sesta più battuta del campionato con 43 gol subìti. Sono lontani i tempi nei quali si diceva che Viviano prendesse gol perchè poco impegnato, e quindi sorpreso a freddo dall’unico tiro in porta della partita. Allora era una Fiorentina diversa, fresca, brillante, schierata con un 3-5-2 impermeabile, veloce nel ripartire, maniacale nel possesso palla. Sopratutto i difensori non sbagliavano una mossa. A cominciare da Facundo Roncaglia, idolo incontrastato da settembre a gennaio, proseguendo con Gonzalo Rodriguez, con Savic, e persino Tomovic appariva l’ennesimo errore degli operatori di mercato. Poi i tempi sono cambiati, il modulo è cambiato, la Fiorentina è cambiata, ed i tiri verso la porta viola sono cominciati a fioccare numerosi. L’unica cosa che non è cambiata è l’incertezza di Viviano, che non spinge sul ginocchio destro, che sembra svagato, impaurito… non da Fiorentina. Ma questo lo deciderà il mercato. Resta il fatto che la squadra viola, in tutto il campionato, è riuscita una sola volta (contro Lazio e Genoa, 9° e 10° giornata) a mantenere imbattuta la propria porta per due partite consecutive. Così non si va di certo in Champions League. Dicevamo delle due paternità: in primis gli arbitraggi. Con i tre di sabato sera salgono a 12 i punti sottratti alla Fiorentina: fate voi i conti, 61+12=73 che farebbe una lunghezza sopra il Napoli secondo in classifica. E poi la gestione dei cartellini, Totti e De Rossi che “mandano” liberamente ed impunemente l’arbitro, Cuadrado “picchiato” dai difensori avversari, Ljajic squalificato per offese all’arbitro… nel dopo partita. Senza contare Pizarro che, ad un certo punto della stagione, era diventato una barzelletta per la facilità con la quale veniva ammonito. Paura quindi di non farcela nemmeno ad agguantare l’Europa League, con Roma, Udinese e Lazio in rimonta, paura di vanificare quanto di buono fatto finora.

MA CHE COLPA ABBIAMO NOI?  Paura, diciamo terrore, per quei tifosi in curva Ferrovia che si sono visti recapitare bombe carta, fumogeni e petardi. Risultato? 15.000 euro di multa alla Roma, quando il regolamento prevederebbe la sconfitta a tavolino per fatti gravi avvenuti dentro lo stadio. Ovviamente a carico di chi li provoca, nello specifico la tifoseria giallorossa. E invece niente, tutto come prima. Per tutta risposta il giudice sportivo multa Montella di 10.000 euro per aver rivolto ironici apprezzamenti alla terna arbitrale. La paura è anche quella di essere presi in giro, di essere derisi, vittime del classico “due pesi e due misure”E chiudiamo con la sfortuna. Possiamo dire che la Fiorentina sta riuscendo nell’impresa di sovvertire una massima a dir poco storica: la fortuna aiuta gli audaci. Ora, che la squadra di Montella sia audace è un fatto, che sia sfortunata lo è altrettanto. E allora, come si conciliano le due cose? Non sarà che per i viola vale un altro tipo di sfortuna? Sfortuna con gli arbitraggi (propri), sfortuna con gli arbitraggi (avversari), sfortuna nel vedere la Juventus vincere l’ennesimo scudetto (su rigore, ma questa è la prassi). E meno male che Diego suole dire: “Male non fare, paura non avere…”

STASERA NON SI DORME…

Categorie FIRENZEVIOLA.IT . Autore Stefano Borgi . Commenti Nessun Commento

Ha ragione Andrea, stasera non si dorme. E allora tanto vale buttare giù due righe, anche se è già notte fonda. Stasera non si dorme perchè la Fiorentina ha perso… punto. Si dorme ancora meno perchè ha perso al 93′ (un tempo si diceva in zona Cesarini), per un gol di Osvaldo, desiderio di mercato viola… mai nascosto. Eh sì che noi lo sapevamo, conoscevamo l’abilità dell’italo-argentino nel decidere le partite, quelle importanti, spesso nei minuti finali. Qualcuno ricorda il 2 marzo 2008? La Fiorentina espugnò Torino sponda bianconera dopo 20 anni di digiuno, proprio grazie ad un gol di Osvaldo. Ed anche allora era il 93′. Qualcun altro rammenta il 18 maggio 2009? Siamo sempre a Torino (stavolta sponda granata), sempre Osvaldo protagonista. Si era al 77′, e la rovesciata di Pablo Daniel (degna di una bustina delle figurine Panini) proiettò la Fiorentina di Prandelli in Champions League per la seconda volta consecutiva. Insomma… Osvaldo sa come si fa, e noi lo sapevamo. Ma l’insonnia ha radici profonde, che non si fermano all’apparenza, non muoiono per un gol nei minuti di recupero. Proviamo a spiegarci meglio: stasera non si dorme perchè il sogno Champions svanisce. Certo mancano ancora tre partite, il Milan potrebbe perdere col Torino, la palla è rotonda… bla, bla, bla. Stasera non si dorme perchè ci sentiamo traditi. Dall’arbitro? Troppo facile, addirittura banale, di Mazzoleni ci occuperemo dopo. Ci sentiamo traditi (per non dire di peggio…) da Jovetic, sempre più corpo estraneo alla squadra viola. Come si suol dire, a centravanti invertiti avremmo vinto la partita. E così quando venne il Napoli con Cavani, l’Inter con Milito, la Lazio con Klose. Così sempre… dall’inizio del campionato. Stasera non si dorme perchè molti tifosi della Roma sono entrati allo stadio senza tessera del tifoso, perchè hanno tirato due petardi in “Ferrovia” rischiando di ferire persone innocenti. Stasera non si dorme perchè già sappiamo che per quel gesto nessuno pagherà. Stasera non si dorme perchè un secondo tempo come ha fatto la Fiorentina non è servito a niente, perchè la Dea bendata ci ha voltato la faccia, perchè il portiere di riserva della Roma (che in teoria sarebbe il terzo) ha parato meglio del titolare (che in teoria sarebbe il secondo). Stasera non si dorme perchè Mati Fernandez ha confermato di non essere da Fiorentina, perchè Toni è definitivamente avviato sul viale del tramonto. A proposito Luca… grazie per i primi sei mesi, è stato bello ritrovare il vecchio “Toni e furmini”… anche se solo per poco. Stasera non si dorme perchè Andrea della Valle ci fa tenerezza, e non sappiamo se credergli o meno. Anche in questo caso ci spieghiamo meglio. Andrea si è presentato davanti ai media gettando acqua sul fuoco, complimentandosi con la squadra, sfuggendo alle polemiche. E (incredibile) Andrea non ha parlato dell’arbitro, e se ne ha parlato lo ha assolto. In una parola, Andrea ha mostrato ancora di crederci.

Sapessimo comportarci come lui. E invece stasera non si dorme perchè un signore di Bergamo si è preso gioco di 40.000 persone, perchè il progetto Fiorentina è grande, ambizioso, portato avanti da gente per bene, e invece deve (ahilui) combattere con un mondo totalmente opposto fatto di fazioni, di interessi, di ingiustizie. Non sappiamo se Andrea pensi veramente ciò che ha detto, e con lui Pradè, oppure il loro sia un ottimismo di facciata (ammirevole, ci mancherebbe…) per non deludere una città che vive per la propria squadra. Stasera noi non dormiamo perchè abbiamo visto cose che voi umani… Andrea dice di crederci, noi invece  molto meno. E speriamo tanto di sbagliarci.

FIORENTINA-ROMA, QUALCOSA E’ CAMBIATO…

Categorie FIRENZEVIOLA.IT . Autore Stefano Borgi . Commenti Nessun Commento

Gira una strana paura intorno a Fiorentina-Roma, un timore che lentamente (e pericolosamente) prende forma: la Roma come l’unica squadra che nella stagione 2012-2013 ha battuto due volte la Fiorentina. La seconda, addirittura al Franchi, con conseguente eliminazione dalla coppa Italia. E’ stato lo stesso Montella a sollevare il polverone, forse per mettere le mani avanti, forse per tenere alta la concentrazione. Diciamo forse, perchè a noi (l’aeroplanino ci perdonerà…) il motivo di tale preoccupazione sfugge. Del resto la classifica parla chiaro: Fiorentina quarta con 61 punti, Roma quinta con 55. Stesso numero di gol segnati (65… se leggete Roma 68 ci sono anche i tre gol virtuali di Cagliari) solo 42 subìti, ben 12 in meno della compagine romanista. Però resta quel tarlo, anzi due: il 4-2 dell’8 dicembre 2012, e l’1-0 del 16 gennaio 2013. Due piccoli peccati in una stagione senza macchia e senza paura, che producono (chissà perchè) una sorta di incertezza.

CHI HA PAURA DELLA ROMA? Noi ci permettiamo di dissentire, anzi facciamo esercizio di estrema serenità. Prendiamo a prestito il titolo del film di James L. Brooks, nel quale Jack Nicholson (futuro premio Oscar) dimostra di poter cambiare, diventare un uomo migliore. Proprio come la Fiorentina che da quell’8 dicembre è cambiata, a nostro parere migliorata. Anche la Roma è cambiata, negli uomini e nella guida tecnica, non necessariamente in meglio. La classifica, poi, al tempo recitava 29 punti per entrambe le squadre, oggi (giova ripeterlo) la Fiorentina è avanti di 6 punti, a sole 4 giornate dalla fine. Andiamo nel particolare: quella partita vedeva la Fiorentina ancora schierata col 3-5-2, orfana di Pizarro. Al suo posto Olivera, e già questo basterebbe. Fiorentina senza Jovetic, sostituito nel ruolo da Cuadrado, messo da Montella incautamente tra le linee. Al posto del colombiano… Cassani, in una delle sue rarissime apparizioni stagionali. Fiorentina anche senza Ljajic, misteriosamente assente per scelta tecnica. Aggiungete un Viviano in stato confusionale (per lui, quella sera, due gol su quattro sulla coscienza) e la marcatura su Totti, inesistente, dimenticata in nome di un integralismo tattico che risulta oramai un pallido ricordo. La pellicola direbbe, “Qualcosa è cambiato”… Noi, invece, diciamo che è cambiato tantissimo: innanzitutto un nuovo modulo, il 4-3-3. Quindi Pizarro sabato sarà regolarmente in campo con Cuadrado restituito alla fascia. Proseguiamo con Viviano (parzialmente) recuperato, Jovetic e Ljajic a formare la coppia d’attacco. E scusate se è poco. La Roma? In panchina c’era ancora Zeman, ed anche questo indica che da quel Roma-Fiorentina sono passati anni luce. Sopratutto vogliamo mettere in evidenza il diverso momento delle due squadre: all’andata i viola venivano da due pareggi contro Torino e Sampdoria (entrambi per 2-2), che mostravano un evidente flessione dopo una serie di 5 vittorie consecutive. La Roma, al contrario, arrivava da quattro vittorie nelle ultime cinque partite e godeva di uno splendido momento a livello fisico. Inutile dire come per le squadre di Zeman la condizione fisica sia una sorta di spartiacque. La sfortuna di quella Fiorentina fu di incontrare la Roma nel periodo atleticamente migliore, praticamente impossibile da affrontare e da battere. Attualmente la Roma di Andreazzoli (che propone il 4-2-3-1) naviga tra alti e bassi: 2 vittorie e due pareggi (uno col Pescara in casa!) nelle ultime quattro, a fronte di tre vittorie ed un pareggio della Fiorentina. Sopratutto i viola godono di elementi al massimo della forma come Ljajic e Cuadrado, ed un Aquilani in costante crescita… addirittura goleador. Ci ripetiamo: da quell’8 dicembre sono cambiate tante cose, e tutte a favore della Fiorentina.

LA TIM CUP, CHI ERA COSTEI? Ci sarebbe poi la sconfitta in coppa Italia, il secondo tarlo. Beh, sulla panchina giallorossa c’era ancora Zeman che (udite, udite) rinnegò lo storico 4-3-3 per un 3-5-2 speculare ai viola. Una squadra del boemo che si difende e riparte in contropiede… non si era mai visto. Correva il 16 gennaio, e la Fiorentina stava passando il peggior periodo della sua stagione (ricordate? a gennaio ci furono 4 sconfitte in 5 partite). Anche quella sera mancava Pizarro, al suo posto Migliaccio autore di una prestazione imbarazzante. E poi il fattore “C” totalmente contrario ai viola: la traversa di Borja Valero, il palo di Cuadrado, il gol di Destro nel secondo tempo supplementare. Oggi invece (va detto) la Dea bendata guarda spesso di buon occhio l’undici di Montella. Insomma, anche in questo caso… “Qualcosa è cambiato”. E allora, perchè aver paura della Roma?

 www.stefanoborgi.it  Giornalista



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